Vuoi avviare un’attività di dropshipping ma non sai come funziona dal punto di vista fiscale? Sei già operativo ma hai dubbi sulla gestione dell’IVA con i fornitori esteri o sui dazi doganali?
Il dropshipping è uno dei modelli di business online più diffusi in Italia, ma nasconde insidie fiscali che spesso vengono scoperte tardi — e a caro prezzo. In questa guida ti spieghiamo come funziona fiscalmente nel 2026, quale regime scegliere, come gestire IVA e obblighi doganali, e cosa fare con i fornitori cinesi.
Cos’è il dropshipping e come funziona fiscalmente
Il dropshipping è una modalità di vendita attraverso cui un venditore commercializza prodotti ai consumatori finali senza possederli fisicamente nel proprio magazzino. I soggetti coinvolti sono tre:
- Il venditore intermediario (tu): pubblicizza i prodotti, raccoglie gli ordini e incassa il pagamento dal cliente finale.
- Il fornitore (dropshipper): gestisce magazzino, imballaggio e spedizione diretta al cliente finale.
- Il cliente finale: acquista senza sapere che la merce arriva direttamente dal fornitore.
Dal punto di vista fiscale, il dropshipping è considerato a tutti gli effetti un’operazione di commercio elettronico indiretto, equiparabile a una normale cessione di beni. Si applicano quindi le regole IVA ordinarie — sia interne che comunitarie e internazionali.
Dropshipping e regime forfettario: si può fare?
Sì, il dropshipping è pienamente compatibile con il regime forfettario. L’effettuazione di importazioni ed esportazioni non costituisce causa di esclusione dal regime agevolato.
Il regime forfettario — aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026 — prevede:
- Imposta sostitutiva al 15% sul reddito (oppure 5% per i primi 5 anni di nuova attività)
- Limite di ricavi annui pari a €85.000
- Nessuna applicazione dell’IVA sulle vendite a clienti italiani
- Riduzione del 35% sui contributi INPS
- Coefficiente di redditività del 40% per il commercio al dettaglio
⚠️ Attenzione critica: il limite degli €85.000 si calcola sul totale dei ricavi, non sull’utile o sul margine. Se vendi un prodotto a €100 e il tuo fornitore te lo addebita €70, il tuo ricavo fiscale è €100 — non €30. Su volumi elevati, la soglia si supera rapidamente e spesso senza accorgersene.
📋 Esempio numerico: Marco fa dropshipping con un margine medio del 25%. Per raggiungere la soglia forfettaria di €85.000 di ricavi gli bastano €85.000 di vendite totali — che con un margine del 25% significano solo €21.250 di guadagno netto. Superata quella soglia, l’anno successivo passa al regime ordinario.
IVA nel dropshipping: le regole per le vendite in Italia e in Europa
La gestione dell’IVA cambia a seconda di dove si trovano i tuoi clienti. Vediamo i casi principali.
Vendite a clienti italiani (B2C)
L’operazione è imponibile IVA in Italia, ma non c’è obbligo di emissione della fattura (se non richiesta dal cliente). È obbligatorio annotare le vendite nel registro dei corrispettivi.
Vendite a privati UE (B2C)
Le operazioni sono soggette a IVA italiana fino alla soglia di €10.000 annui di vendite complessive verso privati UE. Superata questa soglia, devi applicare l’IVA del Paese del cliente. Per farlo senza aprire partite IVA estere, puoi iscriverti al regime OSS (One Stop Shop) tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate.
Vendite a soggetti passivi IVA UE (B2B)
Le cessioni verso aziende o professionisti con partita IVA in altri Paesi UE sono non imponibili IVA in Italia (art. 41 D.L. 331/1993). L’IVA viene assolta dall’acquirente nel proprio Paese con il meccanismo del reverse charge. Verifica sempre la validità della partita IVA estera tramite il sistema VIES della Commissione Europea.
Vendite a clienti extra-UE
Le vendite verso Paesi fuori dall’Unione Europea costituiscono esportazioni e sono non imponibili IVA italiana. Conserva sempre la documentazione doganale a prova dell’uscita della merce dal territorio UE.
✅ In sintesi:
- Clienti privati italiani → IVA italiana, no obbligo fattura
- Privati UE fino a €10.000 → IVA italiana
- Privati UE oltre €10.000 → IVA del Paese del cliente (iscriviti all’OSS)
- Aziende UE → non imponibile, reverse charge
- Clienti extra-UE → non imponibile IVA italiana (esportazione)
Dropshipping con fornitori esteri: obblighi IVA del forfettario
Questo è il punto fiscalmente più delicato, spesso ignorato da chi opera in regime forfettario.
Acquisti da fornitori UE:
Se il tuo fornitore dropshipper è un soggetto passivo IVA in un altro Paese UE, si configura un acquisto intracomunitario di beni. In regime forfettario, questo meccanismo scatta solo se gli acquisti intracomunitari superano €10.000 annui (art. 38, c. 5, lett. c, D.L. 331/1993). Sotto questa soglia, l’operazione è trattata come acquisto interno. Sopra la soglia, devi:
- Iscriverti all’archivio VIES tramite l’Agenzia delle Entrate
- Integrare la fattura ricevuta dal fornitore estero indicando aliquota e imposta
- Versare l’IVA tramite modello F24 entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre — senza diritto alla detrazione
Acquisti di servizi da fornitori esteri (es. piattaforme, advertising):
Se utilizzi servizi di fornitori esteri — pubblicità su Meta/Google, software SaaS, consulenze — si applicano le regole delle prestazioni di servizi generiche (art. 7-ter D.P.R. 633/1972). Devi integrare la fattura estera, versare l’IVA senza detrazione e trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate usando i codici TD17 (servizi esteri) o TD18 (acquisti intracomunitari di beni).
⚠️ Attenzione: i forfettari non possono avvalersi del plafond per acquistare beni o servizi in sospensione d’imposta. È una limitazione importante che incide sui costi operativi.
Dropshipping da Cina e fornitori extra-UE: dazi, IVA all’importazione e soglia €150
Il dropshipping da fornitori cinesi (AliExpress, CJDropshipping, Alibaba) è il modello più diffuso tra i principianti — ma anche il più ricco di insidie fiscali e doganali.
La soglia dei €150 e l’IOSS: dal 1° luglio 2021 è stata eliminata la franchigia IVA sulle importazioni. Oggi ogni pacco importato da Paesi extra-UE è soggetto a IVA, indipendentemente dal valore. Per i pacchi fino a €150 esiste il regime IOSS, che permette di applicare l’IVA al momento della vendita online. Per i pacchi sopra €150 si applicano anche i dazi doganali secondo la tariffa doganale comune UE.
Novità Legge di Bilancio 2026 — contributo fisso spedizioni: la Legge 207/2024 (art. 1, commi 390-392) ha introdotto un contributo fisso di €2,00 per ogni pacco di valore inferiore a €150 proveniente da Paesi terzi extra-UE, in vigore dal 1° febbraio 2026. Se gestisci volumi elevati di spedizioni da fornitori asiatici, questo importo va incluso obbligatoriamente nel calcolo della redditività del prodotto — incide direttamente sul margine.
Chi è responsabile delle pratiche doganali? Nel dropshipping, l’importatore ufficiale sei tu — anche se non gestisci fisicamente la merce. Questo significa che sei tu a dover garantire il corretto pagamento di dazi e IVA all’importazione.
Prima di scegliere i tuoi fornitori extra-UE, verifica sempre:
- Il Paese di origine della merce (impatta sui dazi applicabili)
- Il valore medio dei pacchi spediti (determina se si applica IOSS o dazi pieni)
- Chi gestisce materialmente le pratiche doganali
- Se il fornitore dichiara correttamente il valore reale della merce in dogana
⚠️ Attenzione: alcuni fornitori cinesi dichiarano valori inferiori al reale per ridurre i dazi. Questa pratica è illegale e le responsabilità possono ricadere anche sull’importatore ufficiale (cioè su di te).
Quando il forfettario conviene e quando no nel dropshipping
| Scenario | Regime Forfettario | Regime Ordinario |
|---|---|---|
| Ricavi sotto €50.000 | ✅ Conveniente | ⚠️ Più tasse |
| Ricavi tra €50.000 e €85.000 | ✅ Ancora conveniente | Dipende dai costi reali |
| Ricavi sopra €85.000 | ❌ Non applicabile | ✅ Obbligatorio |
| Molti acquisti da fornitori esteri | ⚠️ IVA a carico senza detrazione | ✅ IVA detraibile |
| Clienti prevalentemente B2B | ⚠️ Meno competitivo | ✅ Fattura con IVA detraibile per il cliente |
| Primi anni di attività (aliquota 5%) | ✅ Molto conveniente | ⚠️ Aliquota IRPEF più alta |
Per capire come gestire al meglio i costi deducibili del tuo ecommerce in regime ordinario, leggi la guida completa dedicata.
Per approfondire tutti gli aspetti della gestione IVA nell’ecommerce e per capire come funziona la fiscalità sui principali marketplace, leggi le nostre guide dedicate.
Domande frequenti sul dropshipping in Italia
Posso fare dropshipping senza aprire la Partita IVA?
Solo se l’attività è del tutto occasionale. Chi gestisce un negozio online strutturato con vendite ricorrenti è considerato esercente un’attività abituale per legge — indipendentemente dai ricavi. Rischi sanzioni pesanti se ti fai trovare senza Partita IVA.
Quale codice ATECO usare per il dropshipping nel 2025/2026?
Con l’entrata in vigore di ATECO 2025 (obbligatorio dal 1° aprile 2025), non esiste più un codice unico per l’ecommerce. Il codice dipende dalla categoria merceologica dei prodotti venduti. Ad esempio, chi vende abbigliamento usa codici della sezione 47.71; chi vende elettronica usa quelli della sezione 47.54 o 47.78. Consulta un professionista per identificare il codice più corretto per la tua attività specifica.
Come faccio a sapere se ho superato la soglia OSS di €10.000?
Tieni un registro separato di tutte le vendite effettuate a privati in altri Paesi UE durante l’anno solare. Se la somma supera €10.000, dal trimestre successivo devi applicare l’IVA del Paese del cliente o iscriverti all’OSS.
I dazi doganali sono deducibili come costo?
In regime forfettario no — i costi non si deducono analiticamente. In regime ordinario sì. Questo è uno dei motivi per cui, con volumi elevati di importazioni extra-UE, il regime ordinario può diventare più conveniente.
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